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Floridia

Floridia nella Storia

La storia di Xiridia\Floridia, si perde nella notte dei tempi. Essa andò formandosi con la storia delle varie dominazioni avute in Sicilia e, purtroppo, proprio a causa di tante guerre e distruzioni nulla ci pervenne ai nostri giorni. Se qualcosa si è potuto ricostruire lo dobbiamo al caso e alla perspicacia del grande archeologo Prof. Paolo Orsi che ha potuto dare un volto ed una spiegazione a ciò che nel tempo si è rinvenuto nel territorio di Xiridia.
In base ai ritovamenti di Tombe e di vasellame, doveva esistere  nei pressi di Floridia, una necropoli che egli, dal tipo sepolcrale, dal vaso miceneo e dai cocci siculi rinvenuti, classificò appartenenti alla fine dei II periodo siculo, ossia del XIV-X sec. a. C. Da ciò deduciamo che il territorio di Floridia, che allora si chiamava XIRIDIA, era abitato sin dai tempi più remoti dai Siculi primitivi, i quali, solo con la venuta dei Greci in Sicilia, iniziarono una certa civilizzazione, prima attraverso un processo di assimilazione fino a diventare, attraverso i matrimoni, un solo popolo.
Nel 413 a. C. nel territorio di Floridia si accamparono le armate ateniesi comandate da Nicia e in quel periodo furono certamente profanate le tombe sicule, già sopra menzionate. Proprio sulla battaglia tra gli Ateniesi e i Siracusani alcuni storici locali individuano la “Rupe Acrea”,narrata da Tucidide come uno dei luoghi principali della battaglia,nell’attuale Cava Spampinato Culatrello,luogo ancor oggi selvaggio e impervio.

Del periodo romano poche e frammentarie notizie ci sono pervenute. Ci risulta che molte famiglie romane avevano stabilito la loro residenza nel territorio floridiano perché ricco di fresche acque e di aria salubre. Costruirono bellissime ville delle quali sono stati rinvenuti alcuni ruderi e pezzi rari, come la magnifica statua di marmo di Bacco inghirlandato, scoperta nel 1892 in contrada Vignalonga e conservata nel Museo P. Orsi di Siracusa. Una sensazionale scoperta fu fatta dal Prof. Paolo Orsi il 16 ottobre del 1909 nell'ex feudo detto  Monasteri Soprano a circa 3 Km. dall'abitato di Floridia; si trattò di una grande necropoli cristiana a fosse campanate, munite di capezzale e chiuse da grossi massi monoliti.. In un loculo, che conteneva 12 scheletri, furono rinvenuti un piatto, bronzetti logori di cui uno venne identificato come appartenente al periodo di Costantino Magno. Secondo il Prof. Orsi, questa necropoli risalirebbe al IV sec. d.C. e l'abitato doveva estendersi per parecchie centinaia di metri e dovette resistere anche nei successivi secoli.

Floridia Oggi

Oggi Floridia conta 22938  abitanti,l’economia è prettamente legata all’artigianato, all’agricoltura e all’edilizia, inoltre, grazie alla brevissima distanza dal mare e da vari siti UNESCO, quali Siracusa, Noto e Pantalica, sta crescendo l’offerta turistica.
Baciata dal sole praticamente tutto l’anno, la città di Floridia offre da sempre l’ospitalità' dei suoi abitanti e, oggi, una serie di appuntamenti che alla dimensione del mito associano una notevole valenza socioeconomica.
Il mese di febbraio, per esempio, e' dedicato al recupero della tradizione carnascialesca, che sublima la dimensione godereccia dell’esistenza nella pesca benefica del "Festivallu", nella sfilata di carri allegorici e gruppi mascherati fra i più raffinati del Meridione.
Il mese di maggio ruota attorno alla Festa dell’Ascensione, con la sua plurisecolare corsa ippica lungo il Corso Vittorio Emanuele, risalente secondo gli  Hanalecta Hispanica del castigliano Cardenas al 1461 e da 5 anni a questa parte non disputato sia per la mancanza di programmazione di chi di dovrebbe valorizzarla e per motivi di ordine pubblico,a quanto pare esistenti solo a Floridia e in nessun altra parte d’Italia,tanto che la Pro loco da anni conduce una  dura, ma finora infruttuosa battaglia per il suo ripristino.  Da visitare il MUSEO Etnografico  Nunzio Bruno. Nel 2010 è stato inoltre augurato nella sede di Palazzo Raeli il MUSEO D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA.

I mesi estivi vedono sfilare centinaia di protagonisti in un tripudio di folla attraverso appuntamenti consolidati, che vanno dal festival del blues, del jazz,  delle bands, alle performances teatrali, ai giochi d’estate, alle esibizioni, professionali e popolari, del ballo liscio. Dal 2009 la Pro Loco nel mese di Agosto, organizza la Notte Bianca, un'esposizione delle tipicità floridiane, una visione giovane di intrattenimento, molto apprezzata da tutta la Provincia ,tanto da registrare in entrambe le edizioni più di 10000 presenze.
Dicembre, infine, come in un ideale ciclico ritorno alla grande Madre, spinge fra le braccia dei parenti intimi il vissuto quotidiano di ogni floridiano che, attraverso le luci e i suoni più struggenti, recupera definitivamente la consapevolezza della sua dimensione umana nei riti religiosi, sociali, gastronomici dell’atavica tradizione contadina.
Ma non sono solo gli appuntamenti ricorrenti, le occasioni che Floridia insegue per realizzare la sua facies di deposito culturale contadino e di cittadina ridente ed operosa.
Gli agrumi più succosi, il Limone di Siracusa IGP ,dai verdelli alle qualità più varie di arance, le mandorle più prelibate, capaci di trasformarsi in dolci genuini, le pietanze più succulente, dalle carni alle lumache (crastuna e ‘ntuppateddi), i prodotti artigianali più pregiati, dal corredo matrimoniale ai capi d’abbigliamento quotidiani, le ricostruzioni più accurate di ambienti e oggetti tradizionali, dalle miniature ai lavori in ferro battuto, fungono da percorso obbligato per la conoscenza della città e la fruizione più intensa di essa.
Infine, la tranquillità dell’ambiente e la naturale ospitalità dei floridiani: una garanzia per chi, attratto dalla storia e dal clima della nostra Sicilia, volesse fare un salto a Floridia, cittadina che dell’antichissima Xiridia conserva ancora il desiderio di confrontarsi con le vicine, ineguagliabili vestigia di Siracusa e con l’evoluzione, inesorabile e ben accetta, dei tempi

Quei pazzi cavalli e uomini di Floridia

Ne “La peste” di Camus uno dei personaggi riscrive mille volte , fino all’ossessione , le prime dieci righe del romanzo che ha iniziato nel vano tentativo di riprodurre sulla carta le infinite sfumature del trotto di un cavallo sul Bois de Boulogne di Parigi. Se un floridiano leggesse “La peste” riderebbe del povero scrittore ; egli sa che ci sono mille modi , tutti ugualmente affascinanti , di descrivere l’incedere di un cavallo . Un floridiano sa infatti parlare  di cavalli con la stessa dovizia di particolari , la stessa sensualità strisciante , l’identica mollezza  che ogni altro siciliano sfoggia nel parlare di donne .
Floridia e i suoi cavalli : l’incredibile realtà di un paese che ha un’unica passione , un solo argomento di discussione al bar , dal barbiere , nei circoli dei signori . A Floridia un uomo che sappia parlare di cavalli con competenza , o che possieda un buon purosangue, acquisisce agli occhi del paese lo stesso carisma , la stessa autorevolezza che in altri centri siciliani è caratteristica del possidente.

 

Per la festa dell’Ascensione , considerata una specie di Palio di Siena siciliano , le rivalità di scuderia vengono comunque superate dall’amore per il campanile. Non ha importanza il nome del vincitore , purché sia un cavallo di Floridia . La festa dell’Ascensione di Floridia ha origini molto antiche , pare risalga addirittura al 1600 , o perlomeno a quel periodo risale la leggenda secondo la quale nel 1626 il barone Lucio Bonanno Colonna , morendo , lasciò gran parte dei suoi bene alla chiesa a condizione che ogni 15 maggio , per la festa dell’Ascensione , si corresse una gran corsa di cavalli . Si racconta che in quell’anno , per ottemperare alla clausola del barone in barba al divieto posto alla corsa dalle autorità spagnole , l’intraprendente parroco di Floridia fece intervenire il Papa in persona, pregandolo di far pesare la sua autorità in favore dello svolgimento della gara ; la quale effettivamente si svolse e diventò tradizione immancabile.
Alla gara dell’ascensione si iscrivono ogni anno decine di cavalli provenienti da tutta la Sicilia , ma solo gli otto che fanno registrare i migliori tempi nelle eliminatorie a cronometro partecipano alla grande finale di domenica , nel corso della quale i purosangue più veloci si incontrano a due a due col sistema della eliminazione diretta . Il premio finale è di circa un milione di lire ; poi c’è l’incalcolabile soddisfazione di ricevere l’applauso entusiastico delle circa ventimila persone che ogni anno assistono alle gare , formando una cornice colorata e vociante attorno a cavalli e fantini .
Una sola volta è accaduto che la gara dell’ascensione venisse annullata , e fu nel 1936 , quando un fantino della scuderia del vecchio cavaliere Pappalardo si lasciò corrompere dall’avolese Antonelli . Pietro Urso , così si chiamava il fantino , perse la gara come stabilito , ma non ebbe il tempo di riscuotere il prezzo del tradimento poiché la combine venne scoperta subito dopo l’arrivo , ed egli fu costretto a fuggire da una folla inferocita . Nessuno lo rivide mai più [....]

“Mantenere un cavallo costa denaro e sacrifici ; bisogna spendere almeno diecimila lire al giorno soltanto per l’avena , e poi bisogna alzarsi ogni mattina alle quattro , quando l’aria è buona , per allenarlo ; senza contare il tempo che si perde per la strigliatura . Tutto questo può portare il proprietario del cavallo a fare qualche sciocchezza pur di vincere una gara , a dargli delle porcherie per farlo correre più veloce , ma per fortuna qui a Floridia questo accade raramente – a parlare è il proprietario del bar dello sport, dove gli appassionatisi riuniscono ogni sera ad intrecciare interminabili discussioni. Non tutti riescono a capire  che il cavallo ha un suo carattere così come un uomo , e che un cavallo da corsa è un atleta , con un organismo delicatissimo , che non bisogna maltrattare per nessuna ragione” .
L’uomo ha le mani grosse , con le unghie spezzate , e la faccia rossa e liscia da bambino. Sul tavolo da dietro il quale parla campeggia la foto incorniciata di un bel cavallo dal pelo rosso : “ E’ uno dei più veloci fra quelli che ho avuto – dice – ma era cattivo come una strega. Una volta ha tentato di spaccarmi il fegato , e così ho dovuto venderlo . Peccato”.
Parla piano , soppesando le parole , forse intimidito da penna e taccuino ; “ Il cavallo non è un animale come tutti gli altri  , è così intelligente , così sensibile che sa capire il suo padrone meglio di una donna innamorata ; e poi , specie se è un purosangue , è anche straordinariamente bello ed elegante . Lei non può capire , perché non ne ha mai avuto uno , ma per un buon cavallo si può anche dimenticare tutto , la moglie , i figli , il lavoro . Per un uomo che ha la passione delle corse nel sangue un purosangue è come una droga , stordisce” .

                                                                                                                                                                         MIKY GAMBINO

                                                                                                               Articolo estratto dalla Rivista "I Siciliani", n. 5 Maggio 1983

 

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